Finalmente la Cassazione a Sezioni Unite, con la recentissima sentenza n. 2339 del 17 novembre 2016, ha finalmente posto un punto fermo ai contrastanti orientamenti in giurisprudenza in merito alla prescrizione delle cartelle di pagamento e degli altri atti di riscossione. La Suprema Corte ha, infatti, statuito che le pretese della Pubblica Amministrazione mediante tutti gli atti – comunque denominati – di riscossione mediante ruolo o di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali ovvero di crediti relativi ad entrate dello stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti di Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali nonché delle sanzioni per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via, soggiacciono al termine di prescrizione breve di 5 anni.

Tale termine trova applicazione ad accezione delle ipotesi in cui sia intervenuta una sentenza passata in giudicato o qualora i predetti crediti non siano stati messi in esecuzione con pignoramenti o fermi amministrativi. Tutto ciò si traduce nella possibilità per il contribuente che avesse delle pendenze di carattere tributario o extratributario, nella possibilità di impugnare in via giudiziale l’estratto di ruolo e chiedere l’annullamento delle cartelle ivi indicate per intervenuta prescrizione del credito sempre che nel decorso dei cinque anni dalla notifica della cartella esattoriale non siano intervenuti atti interruttivi da parte dell’amministrazione creditrice.