La Suprema Corte di Cassazione, nel ribadire due propri orientamenti, nella sentenza n. 20666 del 31 agosto 2017, ha evidenziato che pur dovendo la separazione dei coniugi trovare causa e giustificazione in una situazione di intollerabilità della convivenza oggettivamente apprezzabile e giuridicamente controllabile (art. 151 c.c.), per la sua pronuncia non è necessario che sussista una situazione di conflitto riconducibile alla volontà di entrambi i coniugi, bensì è sufficiente che la rottura dipenda dalla semplice condizione di disaffezione e di distacco spirituale anche di una sola delle parti, tale da rendere incompatibile la convivenza.

A parere dei giudici, inoltre, la situazione di intollerabilità della convivenza neppure può essere esclusa per il solo fatto che uno dei coniugi assuma un atteggiamento di accettazione e disponibilità, in quanto un tale atteggiamento può trovare spiegazione in motivi di ordine pratico o materiale, ovvero nella prevalenza di concezioni di carattere etico, oppure in irreali prospettive di recupero del rapporto che possono rendere il predetto eccezionalmente tollerante rispetto ad una situazione pur obiettivamente priva di contenuti minimi di reciproca affectio che devono assistere una comunione non meramente materiale, e comunque non coercibile, quale quella coniugale.

Pertanto, la situazione di intollerabilità della convivenza può dipendere anche dalla condizione di disaffezione e distacco spirituale anche di uno solo dei coniugi. Orientamento che era stato già ribadito nelle passate pronunce della stessa Corte di Cassazione, tra cui la sentenza n. 8713 del 29 aprile 2015, dove è stato evidenziato che il giudice, nella finalità di pronunciare la separazione, è comunque tenuto a verificare, sulla base di fatti obiettivi emersi, l’esistenza, anche in un solo coniuge, di una condizione di disaffezione al matrimonio tale da rendere incompatibile la convivenza. Il rapporto coniugale deve ritenersi incoercibile e collegato al perdurante consenso di ciascuno dei coniugi per cui, ove si verifichi una situazione di disaffezione al matrimonio tale da rendere intollerabile la convivenza anche rispetto ad un solo coniuge, deve ritenersi che questi abbia il diritto di chiedere la separazione, con la conseguenza che la relativa domanda, costituendo esercizio di un suo diritto, non può costituire ragione d’addebito. 

La vita di una famiglia abbisogna di un originario e di un rinnovato accordo di entrambi i coniugi, in mancanza del quale se non esiste più la capacità di superare i dissidi anche su aspetti marginali della vita quotidiana, non esistono per i Giudici della Suprema Corte più le condizioni per i coniugi di formare una comunità, anche se ciò dipende dalla volontà di un singolo coniuge.