Recentemente il Tribunale di Mantova ha preso una posizione su una pratica tanto diffusa in Italia quanto inconsapevole dei rischi e dei limiti previsti dalla legge: la legittimità della pubblicazione delle foto dei figli minori sui social network.

Il giudice mantovano, interpellato da un padre che chiedeva la modifica delle condizioni regolanti il rapporto genitori/figli per comportamenti diseducativi da parte della madre che aveva incautamente pubblicato le foto dei figli di tre anni e mezzo e di un anno e mezzo sui social network, ha ritenuto che la condivisione delle foto dei figli  minori su facebook, whatsapp e similari infranga diverse norme, tra cui l’art. 10 del codice civile, che vieta la pubblicazione di foto e immagini senza il consenso dell’avente diritto, gli artt. 4, 7, 8 e 145 del Dlgs. 196/2003, riguardante la tutela della riservatezza dei dati personali nonchè gli artt. 1 e 16, 1° comma, della Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo ratificata dall’Italia nel 1991 ed in base alla quale è vietata ogni interferenza arbitraria nella vita privata dei minorenni.

ll Tribunale, infatti, nell’esaminare la problematica in argomento individua innanzitutto un pregiudizio per il minore, insito non solo nella diffusione della sua immagine senza il suo esplicito consenso, ma anche nel pericolo che la circolazione delle foto tra una moltitudine di persone (non sempre conosciute) possa esporre il minore al rischio di un avvicinamento di persone potenzialmente malintenzionate o l’ulteriore e grave pericolo che le immagini possano essere utilizzate, attraverso fotomontaggi, come materiale pedopornografico.

Il riconoscimento di tale pericolo nonchè l’evidenza che la diffusione delle immagini del minore rappresenti comunque un interferenza nella vita privata del bambino, ha portato il giudice a ritenere ammissibile la pronuncia di una inibitoria urgente con la quale veniva ordinata la rimozione immediata delle foto già postate dalla madre ed il divieto alla pubblicazione di nuove foto, rilevando tra l’altro che la diffusione dell’immagine fotografica del minore possa essere considerata un’interferenza nella vita privata di quest’ultimo, senza il suo esplicito consenso.

In assenza di norme specifiche, pertanto, il consenso alla pubblicazione delle immagini relative ai minori deve essere espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale, che secondo quanto disposto dall’art. 316 c.c., spetta ad entrambi i genitori ed è esercitata “di comune accordo tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio” anche nel caso in cui ci sia disgregazione dell’unità familiare. Infatti, anche in presenza di separazione dei coniugi, la decisione di pubblicare le foto dei propri figli sui social network deve essere adottata da entrambi i genitori, e ciò quando ad uno di essi sia stato attribuito l’affido esclusivo del minore (art. 337-quater c.c.).

Inoltre, l’art. 709-ter codice di procedura civile prevede anche che il giudice,in caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento”, può non solo modificare i provvedimenti relativi all’affidamento dei minori, ma anche assumere ulteriori misure quali l’ammonimento del genitore inadempiente, così come disporre a carico di quest’ultimo il risarcimento del danno in favore del minore o dell’altro genitore, ed infine condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.