Ai fini della configurazione del reato di violenza sessuale non è necessario che la condotta produca in capo al soggetto agente una soddisfazione di carattere erotico, essendo sufficiente che l’azione posta in essere integri una pacifica violazione della sfera sessuale altrui anche se solo per una breve durata. Questo stabilisce la sentenza n. 36628 del 22 febbraio 2017 della III Sezione Penale della Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul caso di una presunta violenza sessuale a seguito di un palpeggiamento al seno avvenuto a bordo di un aeroplano proveniente da Madrid e diretto all’aeroporto di Bergamo.

Nel corso del volo, la donna oggetto di offesa, veniva progressivamente molestata dal suo vicino di posto, che allargatosi nella lettura del giornale anche nello spazio riservato alla persona vicina, benché vi fosse sul suo lato un sedile libero che avrebbe consentito una maggiore comodità ad entrambi; non esitava a porre in essere a sfioramenti del seno sinistro della signora con le dita della mano destra. La donna, dopo un’iniziale momento di smarrimento e dopo essersi sincerata che i contatti non fossero affatto casuali da parte dell’uomo, si era rivolta al personale di volo in lacrime per segnalare l’episodio e, una volta atterrata, ha deciso di sporre querela.

All’esito del giudizio di prime cure l’uomo veniva riconosciuto colpevole del reato ascrittogli e la sentenza di condanna veniva poi confermata anche in grado di appello. Contro la sentenza emessa dalla Corte d’Appello proponeva ricorso in Cassazione l’imputato, tramite il proprio difensore che, nel definire illogiche le motivazioni della sentenza dei giudici di secondo grado, affermava che la condotta del suo cliente era stata talmente rapida da non produrre alcuna soddisfazione sessuale in capo all’uomo e che, di converso, non si era concretizzata una piena violazione della sfera di libertà sessuale della vittima.

Nel rigettare il ricorso, la Suprema Corte in primo luogo chiarisce che il reato di violenza sessuale disciplinato dall’art. 609 bis del codice penale non prevede necessariamente una sopraffazione fisica, potendo anche concretarsi in un comportamento insidiosamente rapido e tale da sorprendere la vittima in maniera tale da impedirle di attivare una reazione difensiva che ne evidenzi il dissenso. In secondo luogo, il reato di violenza sessuale si configura nel momento in cui la condotta posta in essere realizzi una concreta intrusione nella sfera sessuale altrui, a prescindere dalla durata dell’azione e dalla eventuale soddisfazione che il reo possa provare al momento della commissione del fatto.

Infine, la Corte di Cassazione, richiamandosi ancora una volta alla consolidata giurisprudenza in materia, precisa che la fattispecie criminosa di violenza sessuale nella forma consumata, e non tentata, si ha anche quando la condotta del molestatore si estrinsechi in toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime della vittima, o, comunque, su zone erogene suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale, anche in modo non completo e/o di breve durata, essendo a tal fine irrilevante che il soggetto attivo consegua la soddisfazione erotica.

Nel caso di specie, invece, considerato che il contatto, seppur fugace, aveva comunque riguardato il seno della donna e, dunque, una zona pacificamente erogena, non può che configurarsi il reato di violenza sessuale.