Il raggiungimento della maggiore età non fa venir meno l’obbligo al mantenimento dei figli in quanto tale onere si interrompe solo con il raggiungimento della indipendenza economica della prole.

Ciò posto, la giurisprudenza di legittimità ha avuto modo di chiarire in più occasioni che può essere accertato il venir meno del diritto al mantenimento, qualora il figlio, abusando di quel diritto, tenga un comportamento d’inerzia o di rifiuto ingiustificato di occasioni lavorative (ovvero di colpevole negligenza nel compimento del corso di studi intrapreso) e, quindi, di disinteresse nella ricerca dell’indipendenza economica.

Da ultimo, con la sentenza n. 12952/2016 la Corte di Cassazione ha statuito che il genitore interessato alla declaratoria di cessazione dell’obbligo di mantenimento è tenuto a provare che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, oppure che il mancato svolgimento di un’attività produttiva di reddito (o il mancato compimento del corso di studi) dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso. Si chiarisce inoltre nella citata sentenza che l’accertamento di tale situazione di fatto deve ispirarsi a criteri di relatività, in altre parole deve essere necessariamente ancorato alle aspirazioni, al percorso scolastico, universitario e postuniversitario del soggetto e alla situazione attuale del mercato del lavoro, con specifico riguardo al settore nel quale il soggetto abbia indirizzato la propria formazione e la propria specializzazione. Inoltre, la valutazione delle circostanze che giustificano la ricorrenza o il permanere dell’obbligo dei genitori al mantenimento dei figli maggiorenni sarà compiuta dal giudice del merito, con criteri di rigore proporzionalmente crescente in rapporto all’età dei beneficiari, in modo da escludere che tale obbligo assistenziale, sul piano giuridico, possa essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, al di là dei quali si risolverebbe in forme di parassitismo di ex giovani ai danni dei loro genitori sempre più anziani.

Pertanto, la situazione soggettiva del figlio che, rifiutando ingiustificatamente in età avanzata di acquisire l’autonomia economica tramite l’impegno lavorativo e negli studi, comporti il prolungamento del diritto al mantenimento da parte dei genitori, o di uno di essi, non è tutelabile perché contrastante con il principio di autoresponsabilità che è legato alla libertà delle scelte esistenziali della persona, anche tenuto conto dei doveri gravanti sui figli adulti in quanto l’attesa o il rifiuto di occupazioni non perfettamente corrispondenti alle aspettative possono costituire, se non giustificate, indici di comportamenti inerziali colpevoli.