Un importante riconoscimento fiscale dalla Cassazione

Con la sentenza n. 13029 del 2013, la Cassazione civile ha ammesso la deducibilità delle spese afferenti all’immobile di abitazione della ex moglie e del figlio, che il contribuente è tenuto a fronteggiare in base a un provvedimento dell’autorità giudiziaria emesso in sede di separazione legale. In tale sentenza è stato stabilito, quindi, che “le spese per assicurare al coniuge la disponibilità di un alloggio costituiscono un contributo per il mantenimento, ai sensi dell’art. 156 c.c. in quanto la disponibilità di un’abitazione costituisce elemento essenziale per la vita di un soggetto”. Pertanto, come chiarito anche dall’Agenzia delle Entrate, si ritiene che gli importi stabiliti dal giudice a titolo di contributo per il canone di locazione e spese condominiali, quantificabili e corrisposti periodicamente all’ex-coniuge, essendo considerati alla stregua dell’assegno di mantenimento, sono deducibili dal reddito complessivo del coniuge erogante ai sensi dell’art. 10, comma 1, lett. c) del TUIR. Detta norma, infatti, considera deducibili, dal reddito complessivo, gli assegni periodici corrisposti all’ex-coniuge, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, a seguito di una sentenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Per quel che attiene la quantificazione del “contributo casa”, si ritiene che l’importo del contributo, se non stabilito direttamente dal provvedimento del giudice, possa essere desunto dal contratto d’affitto o dalla documentazione da cui risulti l’importo delle spese condominiali, nonché dalla documentazione comprovante l’avvenuto versamento, se il giudice abbia previsto esclusivamente l’obbligo di pagamento dell’importo del canone di affitto o delle spese ordinarie condominiali relative all’immobile a disposizione dell’ex coniuge, senza averne indicato l’esatto importo. È opportuno precisare che detti versamenti costituiscono per il coniuge separato che ne beneficia, redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente ai sensi dell’art. 50, comma 1, lett. i), del TUIR e si presumono percepiti, salvo prova contraria, nella misura e alle scadenze risultanti dai relativi titoli, secondo quanto stabilito dall’art. 52, comma 1, lett. c), del TUIR. Ciò significa che se è riconosciuta la deduzione di tali somme dal reddito complessivo del coniuge erogante, di converso essendo assimilate ai redditi di lavoro dipendente, la tassazione dovuta sulle somme corrisposte sarà necessariamente in capo all’altro coniuge separato.

avv. Antonietta Minichino