Cosa accade se il genitore collocatario del figlio minore ha esigenza di trasferire la propria residenza portando con se il figlio?

Innanzi tutto si ricorda che tra i diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione ci sono il diritto alla libera circolazione (Cost. art. 16) e di scelta del luogo di residenza con lo scopo di realizzare le proprie aspirazioni lavorative e sociali, senza poter subire limitazioni da parte dell’autorità giudiziaria e il diritto al lavoro (Cost. art. 4) inteso come il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società e per tale via realizzare “il pieno sviluppo della persona” (Cost. art. 3).

Tali libertà, previste e garantite dalla Costituzione, incontrano il loro limite nel caso in cui il genitore collocatario di un minore voglia trasferire la propria residenza unitamente al quella del figlio.

Infatti, la cosiddetta “ricollocazione” del minore rientra in quelle decisioni che i genitori separati dovrebbero prendere di comune accordo al fine di garantire il maggior interesse della prole e il benessere della stessa.

Molto spesso, però, i genitori separati non sono in grado di trovare una comune soluzione al problema con la conseguenza del necessario intervento di un giudice. Infatti, qualora il genitore non collocatario non presti il consenso al trasferimento della prole, l’interessato dovrà necessariamente proporre una specifica domanda al giudice del luogo di residenza abituale del figlio al fine di ottenere l’autorizzazione alla ricollocazione del minore tramite la modifica delle condizioni della separazione, del divorzio o dei provvedimenti assunti riguardo a minori nati fuori dal matrimonio.

Sull’argomento la Corte di Cassazione si è espressa più volte e da ultimo con la sentenza n. 18087 del 2016 ha statuito che “lo stabilimento e trasferimento della propria residenza e sede lavorativa costituiscono oggetto di libera e non conculcabile opzione dell’individuo, espressione di diritti fondamentali di rango costituzionale, e secondo cui il coniuge separato che intenda trasferire la sua residenza lontano da quella dell’altro coniuge non perde perciò l’idoneità ad avere in affidamento i figli minori o ad esserne collocatario, sicché il giudice, ove il primo aspetto non sia in discussione, […], deve esclusivamente valutare se sia più funzionale all’interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò ineluttabilmente incida in negativo sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non affidatario.”

Pertanto, il giudice adito avrà l’arduo compito di contemperare, caso per caso, il diritto di un genitore di spostare la propria residenza insieme al figlio, con il diritto del minore (di pari rango costituzionale) ad una sana crescita e ad uno sviluppo armonico della personalità, nonché a mantenere, in caso di disgregazione della famiglia, equilibrati ed adeguati contatti e rapporti con entrambi i genitori.